Ottobre 30, 2020 Notizie

Il manifatturiero italiano dopo la crisi: a trainare la ripresa saranno Meccanica, Elettrotecnica e Automotive

Dopo un 2020 disastroso, che si chiuderà con un calo del fatturato del 14,3%, per la nostra economia potrebbe esserci un importante rimbalzo, sempre che l’Italia riesca a reggere l’urto della seconda ondata del Coronavirus: per il 2021-22, infatti, l’analisi dei settori industriali di ottobre 2020 condotta da Prometeia con Intesa San Paolo, prevede un tasso di crescita medio annuo del 6,8% del fatturato manifatturiero. Un ruolo fondamentale lo avranno gli investimenti, grazie a un’iniezione senza precedenti dei fondi europei che puntano su transizione green, innovazione, digitalizzazione e automazione per accelerare i processi di trasformazione già in atto. La trasformazione verso una economia più sostenibile e digitalizzata porterà maggiori opportunità per tre settori – Meccanica, Elettrotecnica e Autoveicoli e moto – che dovrebbero registrare un intenso rimbalzo nel prossimo biennio.

L’impatto del coronavirus sui settori industriali

Il crollo più pesante si registrerà, a fine 2020, per Sistema moda (-25,4% il calo atteso per il 2020) e Autoveicoli e moto (-26,8%). Sulla performance della moda pesano una stagione andata persa, mentre l’automotive sconta gli effetti della pesante crisi economica che ha portato a posticipare la domanda di autoveicoli, anche se le attese sono di parziale recupero del fatturato settoriale tra agosto e dicembre, grazie alla spinta degli ecoincentivi per le autovetture approvati nel Decreto Agosto, che hanno già riportato in positivo i numeri delle immatricolazioni in settembre.
Per Metallurgia e Prodotti in metallo, la cui attività è condizionata positivamente dalle Costruzioni ma negativamente dalla Meccanica e dalla filiera Automotive, è previsto un fatturato un calo, rispettivamente, del 14,3% e del 14,5%.
Le difficoltà congiunturali del settore Automotive stanno penalizzando anche l’Elettrotecnica (-15,2% il calo atteso del fatturato), nonostante il traino offerto dai crescenti investimenti in chiave ecologica, sia nel settore auto sia nelle costruzioni. Ancor più penalizzata la Meccanica (-18,4% la contrazione attesa in media d’anno), che si trova a fronteggiare una flessione marcata della domanda mondiale (superiore al 13% nel 2020) e una battuta d’arresto degli investimenti sul fronte interno.

Il “rimbalzo” atteso per il 2021-22

Nell’ipotesi di una gestione efficiente dell’emergenza sanitaria l’analisi Prometeia-Intesa San Paolo prevede per il biennio 2021-22 un significativo rimbalzo del fatturato manifatturiero, nell’ordine del 6,8%, sulla spinta dei fondi europei che riattiveranno il ciclo degli investimenti, soprattutto in ottica green.
Una quota rilevante di tali fondi (pari ad almeno il 37%) sarà destinata alla transizione green: tra gli obiettivi UE l’abbattimento delle emissioni inquinanti e una spinta all’innovazione tecnologica, che già oggi le vale la prima posizione nel ranking mondiale dei paesi brevettatori di tecnologie legate alla mitigazione dei cambiamenti climatici, davanti agli Stati Uniti.

Buone prospettive per Meccanica, Elettrotecnica e Automotive

La trasformazione verso un’economia più sostenibile e digitalizzata porterà maggiori opportunità per Meccanica, Elettrotecnica e Autoveicoli e moto.
In generale, infatti, la svolta verde impone di ripensare l’intero sistema industriale, agendo su circolarità e scelta di nuovi materiali e prodotti con elevati standard ambientali, sempre più prioritari anche per consentire alle imprese di essere partner di riferimento sui mercati internazionali.
Si dovrà attendere il 2022 per un completo recupero del commercio mondiale. L’intensità della crisi 2020, inoltre, lascerà evidenti segni su alcuni importanti settori, tra cui proprio l’automotive e il Sistema moda, che nel 2022 vedranno i livelli di vendite estere ancora inferiori di oltre il 10% rispetto al 2019.

Il “rimbalzo” grazie solo alle misure di sostegno

Alcuni cluster di imprese potrebbero mostrarsi più vulnerabili di fronte alla crisi, su tutti quello delle aziende di minori dimensioni, che potrebbe essere oggetto di un processo di selezione più intenso nel prossimo biennio: le stime prevedono che le imprese a rischio insolvenza (con cash flow negativo) rappresenteranno il 5,4% del totale manifatturiero, incidenza molto più limitata rispetto al 2012.

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